Ogni processo consistente nello scambio di messaggi, attraverso un canale e secondo un codice, tra un sistema (animale, uomo, macchina ecc.) e un altro della stessa natura o di natura diversa.
Palo Alto – Watzlawick

Comunicare si basa sullo scambio e sul reciproco cambiamento.
State leggendo queste parole dallo schermo di un computer o da uno smartphone.

In questa dimensione impalpabile dato dall’incontro tra parola scritta e metamedia, così potenti, è spesso difficile sintonizzarsi su un interlocutore che fisicamente è presente vicino a noi. Gli schermi sono tanto presenti nella nostra vita da non accorgerci. Ci fanno vivere in un flusso continuo, da un lato, dall’altro sono poveri di tutta una serie di cofattori. Ci ritroviamo così a vivere, senza accorgercene, parti non quantificabili e preziose dell’esprimersi, seppur nel contempo possiamo giovare della vicendevole vicinanza e inviarci dei feedback, quasi immediati.

Questo flusso continuo e immediato può trasformarsi anche un vento nella vela del coltivare maggiore sensibilità e consapevolezza.

Molti di noi, poi grazie ai cani, hanno la fortuna di vivere, quotidianamente, immersi in un’altra dimensione comunicativa altra. Dove espressioni del volto, movimenti del corpo, tono e timbro della voce, velocità, a volte perfino intenzioni rivestono un aspetto preponderante rispetto alla stessa parola. Restiamo pur sempre umani, la maggior parte di noi pensa tramite le parole, la gran parte di noi possiede uno smartphone, in questa congiuntura storica tanta nostra vita viene vissuta on line.

Credo che siano proprio i cani a poter essere ogni giorno palestra di quella sensibilità e consapevolezza di cui parlavo sopra. Consapevolezza e cambiamento che avvengono proprio tramite il quotidiano comunicare. Laddove ci porremo in ascolto, laddove saremo predisposti a cambiare, laddove usciremo dall’esclusività del visivo, della parola e del feedback automatico (dobbiamo davvero dire sempre la nostra senza lasciar sedimentare un attimo?), allora si apriranno prospettive affascinanti.

Forse queste prospettive sono meno immediate, necessitano di più impegno, studio, costanza, spirito di osservazione. Spesso i contesti che facilitano questo tipo di comunicazione non sono puliti come una bella grafica on line, ma se gira bene odorano di terra, se gira male possono avere l’odore acre dello sterco su pelo, ma come dice Franco La Cecla: “Partire leva il tappeto da sotto i piedi e siamo costretti a cercare un equilibrio che non sappiamo dove trovare”. I cani, infondo, sono indicatori biologici preziosi quanto le api, se un contesto è buono per loro racchiude un qualcosa di necessario per noi. E allora, tramite uno schermo, mi sento di fare un sentito ringraziamento a questi animali che ci riportano in un reale tangibile, complesso e affascinante mondo del comunicare. E se, come dice la Scuola di Palo Alto, Comunicare è cambiare in primis vi auguro molte scoperte e tanti cambiamenti

 

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